La prevedibile euforia con cui i mercati saluteranno l’esito delle elezioni in Grecia non deve trarci in inganno riguardo l’esito finale della crisi dell’area euro. Essa è ben lungi dall'essere risolta.
Sebbene si sia evitato l’esito imminente e traumatico dell’uscita immediata del Paese ellenico dalla moneta unica, restano intatti i problemi strutturali di fondo alla base delle attuali difficoltà in Europa.
Essa resta ancora un soggetto finanziario infartuato, con la liquidità che non circola tra i Paesi e soprattutto tra le banche dell’Unione. Insoluti sono ancora i problemi inerenti la crisi dei bilanci delle banche dei Paesi più esposti. Il calo del valore dei titoli di Stato sul mercato secondario, l’enorme esposizione, pari a circa un terzo del Pil, delle banche iberiche sul fronte dei crediti immobiliari, il preoccupante aumento delle sofferenze su crediti di quelle italiane seguito alla forte contrazione economica dopo le misure d’austerità varate dal Governo e l'emorragia di liquidità di chi, non fidandosi, ha provveduto o sta provvedendo a drenare soldi verso porti più sicuri, provocano serie perplessità sulla tenuta dei loro bilanci.
Irrisolte sono ancora le sorgenti di crisi in tema di differenze di competitività tra Paesi, causa del costante e progressivo impoverimento dei Paesi più arretrati nei confronti di quelli, la Germania per prima, con una struttura economica e burocratica più efficiente.
La volontà dei greci di permanere nell’euro è solo apparente. Analizzando le differenti posizioni dei partiti vincitori, Nova Demokratia e Pasok, non si leggono affatto intenzioni serie di intraprendere quei cambiamenti strutturali, che potrebbero rilanciare in modo duraturo l'economia del loro Paese.
Essi manifestano la volontà di permanere nell'euro, ma non quella di aggredire nessuno dei grossi problemi che li affliggono.
Per convincere la Germania a spendere risorse per loro e i mercati della sostenibilità della loro struttura economica, dovrebbero infatti, implementare un drastico ridimensionamento della macchina statale e della corruzione, per snellire la spesa pubblica, rendendola compatibile con le dimensioni dell' economia.
In questo senso nessuno dei partiti vincitori prevede o ha in programma simili misure, anche perché sarebbero duramente contrastate da tante forze interne e trasversali a loro stessi, oltreché manifestamente impopolari in un Paese in cui, una parte troppo grande di cittadini, è da lungo abituata a pensare di avere il diritto di ricevere uno stipendio per il solo fatto di recarsi in un ufficio pubblico a timbrare il cartellino, a prescindere dalla reale utilità della mansione che svolge. Fin quando permarranno queste disfunzioni la loro amministrazione finanziaria sarà sempre in deficit, con la perenne necessità di indebitarsi per andare avanti.
In poche parole i greci vogliono restare in Europa, ma intendono farlo a modo loro, continuando a dipendere ed essere mantenuti dall'Europa e dai mercati cui si rivolgono per attingere risorse.
Naturalmente tutto questo i tedeschi lo sanno e sarà difficile che siano disposti a soddisfare tale aspettativa, solo per sfuggire al ricatto implicito e sottostante della catastrofe finanziaria seguente l’eventuale disgregazione dell’euro, che un'eventuale uscita della Grecia innescherebbe. Anche perché, se lo facessero per la Grecia, perché non dovrebberlo poi farlo per tutti quei Paesi che, all'ombra della moneta unica, coltivano vizi e inefficienze.
Enzo Picard
Nessun commento:
Posta un commento