Mentre la situazione precipita inesorabilmente, il Governo continua a ripetere che non siamo la Grecia, che il suo obbiettivo è la crescita (ma di cosa? Delle tasse certamente) e che la colpa della risalita dello spread è della Spagna, della Cina che cresce troppo poco, della Germania che cresce troppo. Tutto ciò mentre i mercati fibrillano per la crisi delle banche.
Proviamo a fare qualche riflessione più profonda estraniandoci da questa quotidiana confusione, fuori dalla portata del fuoco mediatico che uccide ogni giorno la verità.
Non è che non riescano a vedere la soluzione.
Non riescono a vedere il problema.
G.K. Chesterton
Il punto di svolta visibile furono i giorni seguenti il fallimento della Lehman brothers negli Stati Uniti: il cuore del sistema finanziario globale.
Fu chiaro fin dall’inizio come l’Italia avrebbe affrontato la crisi: negandola.
E quando non fu più possibile negarla, mistificandola. A prescindere dai Governi.
Immaturità e inadeguatezza psicologica di massa sono il fil rouge della storia del contrasto al declino tanto inatteso quanto rapido.
Un declino prima di tutto della ragione di un Paese che non riesce a collegare il presente con il futuro dando il giusto senso al suo passato.
E’ noto che le soluzioni giuste si trovano ponendosi le domande giuste.
Eppure l'unica domanda dilagante nell’opinione pubblica nazionale, quella più diffusa nei nostri patologici media, è: “di chi è la colpa”?
La risposta: "troviamo i colpevoli ed eliminiamoli".
Come se una crisi economica si risolvesse allo stesso modo dei numerosi casi d'omicidio cui siamo tanto abituati nei salotti televisivi.
Come se una crisi economica si risolvesse allo stesso modo dei numerosi casi d'omicidio cui siamo tanto abituati nei salotti televisivi.
Così inizia la caccia ai colpevoli, che vengono identificati ora negli evasori -come se lo Stato avesse il diritto di prelevare ai cittadini più di metà del reddito sperperando risorse senza rendere conto delle spese, dando l’impressione di essere insaziabile - ora nei politici, in una caccia alle streghe in cui tutti sembrano perdere la memoria, pronti a giudicare e a condannare.
Come se nessuno avesse mai preferito rinunciare a una fattura o scontrino pur di risparmiare, o nessuno avesse un parente, un amico, o anche un conoscente con falsa pensione di invalidità o impiegato pubblico scalda sedia. Come se nessuno abbia mai chiesto al proprio medico un falso certificato per godere di qualche giorno di immeritato riposo. Come se nessuno abbia mai cercato l’amico nel posto giusto per una raccomandazione o per vincere una gara d’appalto truccata. Tutti smemorati e incolpevoli. Tutti santi, qualche volta poeti, adesso non più navigatori.
E così, immemori del passato e del “familismo amorale”, rispolveriamo dalla storia la ricorrente voglia catartica che nell’identificazione di alcuni colpevoli, nella loro eliminazione, e nella loro sostituzione si sublima e si legittima nella scelta di novelli Robespierre; i quali saranno a loro volta incorruttibili solo a parole, e dietro la promessa di spazzare via l’”ancien regime”, celeranno sempre la voglia recondita di restaurarlo su misura loro and the family una volta al potere, perpetuando la prigionia senza fine di una girandola senza tempo.
E così l’Italia trova sempre modo di deresponsabilizzarsi, negando il passato, ingannando il presente, uccidendo il futuro.
Su queste basi e su queste finzioni ha edificato, giorno dopo giorno, il suo colossale debito pubblico.
E su queste basi caratteriali ha ceduto la sua sovranità monetaria a un’Unione che nelle intenzioni avrebbe dovuto salvarci, ponendoci al riparo dai capricci dei mercati, sotto la protezione paternalistica dell’Europa calvinista e protestante, per questo più efficiente, salvo accorgerci adesso che non ci ha affatto adottati, né tantomeno intende allargare i cordoni della borsa per coprire i nostri vizi, salvandoci dalla bancarotta.
Ma nel dibattito pubblico e politico non c’è traccia di nessuna seria analisi delle cause sorgenti della situazione attuale.
Non c’è il seppur minimo cenno critico su un impianto della moneta unica che premia, nell’allocazione monetaria e nella distribuzione del capitale, il Paese dall’immagine più efficiente e affidabile, che si tiene ben stretto lo scettro del cuore del sistema finanziario europeo.
E mentre il mondo va per la sua strada noi andiamo per la nostra, lungo la quale si profila lo spettro del default o peggio, perché rischia di abituarci senza coscienza, del profondo mutamento da società aperta e relativamente libera a società misera e sperequata, con tanti poveri e pochi ricchi, membri infelici di una società certamente meno libera e democratica.
Enzo Picard
Nessun commento:
Posta un commento