Mentre l’effetto della liquidità degli Ltro della Bce con cui le banche hanno fatto incetta di titoli di Stato si va esaurendo, il quadro economico complessivo manifesta segni sempre più gravi di deterioramento, i mercati dubitano sempre più della sostenibilità del debito, e di conseguenza della solidità delle banche che ne hanno la pancia piena.
Assisteremo pertanto alla risalita dello spread con il riacutizzarsi della crisi dei debiti sovrani, e dei titoli bancari.
"L’economia reale è un corpo vivente.
La finanza è il sistema cardiocircolatorio, con un cuore e le arterie.
Il denaro è il sangue che scorre e irrora i tessuti.
Il cuore del sistema europeo è in Germania.
Se le arterie sono ostruite, il sangue anche se abbondante, non raggiunge
La finanza è il sistema cardiocircolatorio, con un cuore e le arterie.
Il denaro è il sangue che scorre e irrora i tessuti.
Il cuore del sistema europeo è in Germania.
Se le arterie sono ostruite, il sangue anche se abbondante, non raggiunge
gli organi periferici.
L’Italia è uno degli organi periferici del sistema europeo".
Enzo Picard
L’Italia è uno degli organi periferici del sistema europeo".
Enzo Picard
L’Italia è attanagliata da una insensata stretta monetaria che determina una contrazione di tutta l’attività economica con aumento costante del tasso di chiusura delle imprese e allarmante impennata della disoccupazione.
Assecondare la paranoica Germania nel suo delirio da prima della classe, desiderosa di infliggere austerità e punizioni ai Paesi che considera zavorra mediterranea, è per noi deleterio e potrebbe rovinarci.
Chi ha la responsabilità del destino dell'Italia deve prendere atto del fallimento delle manovre intraprese fin qui per assecondare i tedeschi, manifestando con forza e determinazione le nostre esigenze prima che sia troppo tardi.
I mercati sanno apprezzare nel tempo il coraggio di cambiamenti seri e credibili volti a risolvere le criticità sorgenti, in un’ottica di più lungo periodo.
Il problema principale dell’economia italiana è la contrazione pressoché generalizzata dell’attività economica a causa della stretta di liquidità, oltre che l'aumento dell'imposizione fiscale.
Qualsiasi rimedio non può quindi prescindere dal creare condizioni di adeguata offerta monetaria per una rapida ripresa della produzione e dei consumi.
Occorre prima di tutto e con urgenza (come descritto nel post precedente) riallocare il restante 45% del nostro debito nelle mani di investitori esteri, presso risparmiatori domestici, utilizzando il grande stock di ricchezza esistente per mettere (al di là di slogan vuoti:“salvaitalia”, “crescitalia” etc. ) davvero in sicurezza il Paese.
Ciò consentirebbe di svincolarci dalla costante minaccia dello spread per avere la libertà d’azione e la lucidità necessarie a intraprendere con coraggio le decisioni difficili.
Solo dopo questo passo il Governo potrebbe tentare di negoziare, se possibile alla testa di tutta l’eurozona mediterranea, regole e condizioni favorevoli a una più efficiente allocazione della massa monetaria, adattabile alle diverse necessità di ogni singolo Paese europeo. (avrebbe già potuto chiederlo in cambio dell'approvazione del "fiscal compact").
Sono infatti diverse le necessità di Italia e Spagna, alle prese con il credit crunch, dalla Germania a rischio bolla immobiliare causa eccessiva (solo per lei) espansione monetaria.
Espansione monetaria teutonica determinata non solo dalla Bce, ma paradossalmente, anche dalle condizioni di finanziamento notevolmente più vantaggiose dello Stato, delle banche, e delle imprese tedesche, in parte ricavate dallo scetticismo dei mercati sul risanamento e la sostenibilità del debito dei Paesi in difficoltà, che consente loro di attingere al mercato dei capitali a tassi molto più bassi.
Qualora essa dovesse rifiutare un simile accordo, l’Italia avrebbe tutte le ragioni di pianificare un ordinato abbandono della moneta comune, nel modo meno traumatico possibile.
Poi, una volta riassunto il potere di emmettere moneta sarebbe in grado di regolarne l’offerta ponendo fine alla stretta creditizia, favorendo la ripresa dei consumi, stimolando la crescita che renderebbe sostenibile il debito pubblico nel futuro.
A chi potrebbe obbiettare che si tratta della solita via italiana della svalutazione e dell'inflazione, si risponde che attualmente dalla svalutazione si salvano solo le attività finanziarie ma non quelle reali per le quali l'inflazione c'è già: non è tale l'aumento dei prezzi già in atto? Non è inflazione mascherata la costante perdita del potere reale d'acquisto di stipendi e pensioni con cui conviviamo già da tempo?
Colmare le nostre lacune di competitività con l'adesione all'euro, pensando di cancellare il nostro passato di svalutazioni competitive, è stato un grossolano errore. La moneta unica non ci dà un "pasto gratis".
Una politica monetaria più espansiva consentirebbe inoltre di implementare, a carico della fiscalità generale (non come è stato fatto a carico delle bollette dei consumatori), un ambizioso programma di sviluppo delle energie rinnovabili in grado, nella prospettiva di lungo periodo, di rendere il Paese più competitivo su questo fronte con notevole beneficio, dei conti con l’estero.
Il tutto non potrebbe prescindere dall’avviamento di un serio programma di riduzione della spesa pubblica improduttiva, realizzata soprattutto puntando alla riduzione quantitativa dello spropositato numero di dipendenti pubblici, determinando una sensibile contrazione della quota di Pil (attualmente al 52%) intermediata dallo Stato, con ricadute positive sul versante del contenimento dell’inflazione.
Qualsiasi serio e credibile programma di un Governo che voglia davvero traghettare l’Italia verso il futuro, non può prescindere da questo viatico.
Tutto il resto è disinformazione; crudeltà verso tutti gli imprenditori suicidi e i cittadini più in difficoltà.
Enzo Picard
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