Ciò che avevamo pensato al varo della prima manovra del Governo Monti, realizzata sull'onda emotiva di un Paese terrorizzato dall’ascesa irrefrenabile dello spread, improvvisamente assurto a protagonista delle cronache solitamente distratte dei Tg.
E’ triste dirlo e ancor più ammetterlo:
la politica economica del governo guidato dal professor Mario Monti, ci sta conducendo al fallimento o bene che vada al declino definitivo del sistema economico del nostro Paese.
la politica economica del governo guidato dal professor Mario Monti, ci sta conducendo al fallimento o bene che vada al declino definitivo del sistema economico del nostro Paese.
A circa tre mesi si manifestano, in tutta la loro gravità, i primi effetti recessivi della manovra varata in dicembre.
Segnali che diventeranno un vero e proprio terremoto dopo l’estate, con la stangata del pagamento dell’Imu e gli effetti del secondo aumento dell’iva in settembre, quando i conti pubblici dovranno ancora essere corretti per adeguarli alle minori entrate fiscali che la forte contrazione dei consumi e dei redditi avrà determinato nelle casse dello Stato.
Segnali che diventeranno un vero e proprio terremoto dopo l’estate, con la stangata del pagamento dell’Imu e gli effetti del secondo aumento dell’iva in settembre, quando i conti pubblici dovranno ancora essere corretti per adeguarli alle minori entrate fiscali che la forte contrazione dei consumi e dei redditi avrà determinato nelle casse dello Stato.
Accelerando, in tal modo, quel processo perverso e distruttivo, innescato lo scorso anno che partendo dal maggiore deficit, passa per l'aumento delle tasse e finisce nella depressione economica.
Un meccanismo, già sperimentato dalla Grecia che sappiamo dove conduce.
Anche sotto l’aspetto della comunicazione Monti comincia a somigliare al suo predecessore.
L’inflazione rialza prepotentemente la testa, il prezzo dei carburanti e dell’energia sale alle stelle, la disoccupazione è ai massimi, le vendite di auto crollano, si moltiplicano i casi di imprese e famiglie strette nella morsa della crisi di liquidità e mass media e Governo cantano vittoria, dichiarando finita una crisi ormai alle spalle, con l’Italia trasformata da problema in soluzione della crisi, dopo il tocco della bacchetta magica del nuovo Governo.
Ci si chiede:
Ci si chiede:
“Ci raccontano il mondo che viviamo?”;
Forse che le potenti iniezioni di liquidità fornite dalla Bce al sistema bancario sull’orlo del collasso, che sono la vera causa determinante per il calo dello spread, hanno avuto l’effetto di ingannare sul reale stato della crisi, avendo determinato un calo artificiale dello spread.
Le lodi sul Governo Monti, cantate su tutti i mass media sembrano davvero fuori luogo e fuori dalla realtà, giustificate solo dalla necessità di dare un pò di sostegno morale all'Italia, ritenuta un'economia "too big too fail".’Italia. Il suo default potrebbe avere conseguenze globali di difficile valutazione preventiva.
Le lodi sul Governo Monti, cantate su tutti i mass media sembrano davvero fuori luogo e fuori dalla realtà, giustificate solo dalla necessità di dare un pò di sostegno morale all'Italia, ritenuta un'economia "too big too fail".’Italia. Il suo default potrebbe avere conseguenze globali di difficile valutazione preventiva.
Si, perché la situazione è questa. Nasconderselo non serve a nulla, se non a evitare di prendere le decisioni, anche fortemente impopolari, di drastico abbattimento del debito, agendo sul difficile versante della riduzione di spesa, che solo un Governo tecnico senza pretese elettorali, potrebbe prendere.
Invece, dopo essere partito a razzo sul fronte dell’aumento delle entrate con inasprimento fiscale realizzato tramite imposte indirette che penalizzano i meno abbienti, a maggiore impatto inflattivo e di compressione dei consumi, il Governo cincischia, tra un infelice dichiarazione e l’altra, su riforme, come l’articolo 18, rilevanti ma non risolutive sul fronte dell’appetibilità del sistema Paese per le imprese multinazionali, a caccia di territori convenienti dove impiantare nuove imprese e creare posti di lavoro.
Oltretutto su questo tema, i buoi sono già scappati;
da anni è in atto un processo di delocalizzazione produttiva delle imprese italiane verso l’estero spossate, più che dall'articolo 18, da una burocrazia asfissiante e feudale e da uno Stato fin troppo esoso nelle sue pretese fiscali con chi vuole essere in regola, oltre che attratte dal minor costo del lavoro (dovuto anche al minor carico fiscale che su di esso grava pressoché ovunque, ma questa è un’altra storia).
da anni è in atto un processo di delocalizzazione produttiva delle imprese italiane verso l’estero spossate, più che dall'articolo 18, da una burocrazia asfissiante e feudale e da uno Stato fin troppo esoso nelle sue pretese fiscali con chi vuole essere in regola, oltre che attratte dal minor costo del lavoro (dovuto anche al minor carico fiscale che su di esso grava pressoché ovunque, ma questa è un’altra storia).
Semra che ormai in Italia abbiamo perso l'abitudine alla verità.
Enzo Picard.
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