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giovedì 5 aprile 2012

CRISI: Ultima possibilità prima dell'abisso.



La situazione rischia di sfuggire di mano, di avvitarsi in declino socialmente ed economicamente irreversibile.
L'attenzione calamitata dal'ipnotico disgusto di quotidiana e diffusa corruzione nasconde problemi cui la realtà poi ci pone di fronte solo quando fanno capolino mediatico. 
Magari perché lo spread risale oltre i 400 punti. 
E’ giunto il momento delle decisioni forti e risolutive. Non c’è più tempo.
Non possono essere sottovalutati i numerosissimi segnali che giungono a testimoniarci il continuo deterioramento del quadro economico.
Tutto lascia prevedere quest’anno un veloce declino. 
Forte pressione inflattiva sulla scia del pieno dispiegamento degli effetti dell’impennata  dei prezzi di energia, carburanti e iva, ulteriore aumento del tasso di disoccupazione e accelerazione del processo di contrazione dei consumi. Un mix micidiale.
Un girone infernale più tragico della stagflazione anni 70, quando ancora avevamo la potestà monetaria, i salari godevano di meccanismi automatici di adeguamento al costo della vita e la crisi globale era congiunturale ma non sistemica.
L’Italia potrebbe ancora salvarsi. Una soluzione c'è.

E' il momento delle decisioni coraggiose, della ricerca di rimedi non convenzionali come non convenzionale è la crisi che dobbiamo affrontare.
Ogni giorno ci accorgiamo di scivolare verso l'abisso nell’ignavia di una politica incapace di senso pratico, che si crogiola nei privilegi di un benessere tanto residuo quanto effimero. 
Una politica che rinuncia a guardare fuori dalle finestre dei confini nazionali; 
che rinuncia o non vuole volgere lo sguardo verso la storia scolpita fuori dal tempo e dal vento.
Dal vento del cambiamento di fronte al quale preferisce chiudere le finestre per non distogliere lo sguardo da convenienze e vecchie ideologie di un mondo che non c'è più e mai torna uguale. 
Dal vento impetuoso e innovativo alimentato dalla competizione globale, di nuovi popoli desiderosi di ritagliarsi la loro parte di benessere e riscattare un passato di miseria partecipando da protagonisti alla nuova ripartizione del capitale su scala globale.
E dal tempo che decreterà vincitori e sconfitti, civilizzati e miserabili dell'alba della nuova era.
Non c'è cultura senza capitale come non ci sarebbe stato il Rinascimento senza i Medici.
Lascia invece la porta spalancata alle migliori menti costrette a varcarne la soglia per emigrare e ottenere all'estero meriti mai riconosciuti in patria. Porte aperte anche per tutte quelle imprese, cuore pulsante del sistema produttivo, che nella competizione vogliono lottare ma per farlo hanno bisogno di trovare luoghi, persone e infrastrutture che gli permettano di farlo ad armi pari.
Sarà pressoché impossibile recuperare, in tempi ragionevoli, ciò che avremo perduto alla fine di questa crisi, senza uno scatto innovativo e positivo.
Quel tempo e quel vento travolgeranno finestre chiuse ed esistenze umane ponendoci innanzi al disastro del fallimento che ci attende.
Possiamo ancora cambiare il corso degli eventi e della nostra storia tuttavia.

Occorre abbattere immediatamente e drasticamente il debito pubblico.
Dobbiamo farlo adesso che abbiamo ancora (ma per quanto?)le risorse per farlo.
E' il momento di attingere (non espropriare) all’enorme stock patrimoniale che esiste nel nostro Paese, che ammonta a qualche trilione, detenuto dalle famiglie più benestanti.  
E’ una soluzione estrema che se realizzata in unità di intenti attenuerebbe l'impatto dei sacrifici (cuon buona pace della Fornero) fin qui chiesti ai meno abbienti, duramente colpiti dall'aumento del costo della vita e dalle tasse.
Implementata correttamente sarebbe molto meno iniqua dell'imposte fin qui adottate.

Riallocare il debito nelle mani dei risparmiatori italiani. Offrire loro titoli pubblici a tassi inferiori al mercato e pari a quelli tedeschi, in cambio di consistenti vantaggi fiscali e anonimato sulla provenienza del denaro, consentirebbero di prendere i classici due piccioni con una fava.
Da un lato non saremmo più schiavi degli umori mutevoli , dei creditori esteri, che ne detengono ancora il 45% circa; dall’altro il denaro speso per interessi,  di minore importo peraltro, resterebbe all’interno del circuito nazionale migliorando sensibilmente il deficit delle partite correnti.
Se poi queste misure fossero accompagnate da severi programmi di riduzione della spesa pubblica e dalla correzione dei difetti di allocazione della massa monetaria messa a disposizione dalla Bce, la portata sarebbe ancora più grande.
Sarebbe una soluzione senza falsi moralismi col grande vantaggio di ottenere lo spontaneo contributo alla salvezza dello Stato, da parte di tutti, anche di coloro che con l'evasione si sono arricchiti in passato.
Emergerebbe una montagna di liquidità che migliaia di finanzieri sguinzagliati sul teatro mediatico delle località più rinomate, mai potrebbero recuperare. Dubitiamo oltretutto dell'effettiva validità di operazioni dal sapore propagandistico il cui unico e probabile effetto è far trasferire all'estero parte dei consumi, con doppia perdita di ricchezza a livello nazionale: una perchè in Italia gli illeciti guadagni sono stati fatti; due perché se spesi fuori impoveriscono ulteriormente il nostro sistema già stretto nella morsa del credit crunch.

Troveremo mai un accordo su basi del genere per non affondare?
                                         
                                                                      Enzo  Picard

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